Il cambiamento

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Il cambiamento arriva all’improvviso, perché la vita non ti chiede permesso: entra a forza e scardina le tue abitudini, mette a soqquadro l’ordine e crea caos. Che a dire il vero, soqquadro ho sempre pensato fosse una parola bellissima; ce l’hanno insegnata da piccoli a scuola, insieme alle parole strane, quelle che fanno eccezione. L’abbiamo scritta in un quaderno e utilizzata mai più: quella doppia q che crea scompiglio. Confusione e scompiglio è in effetti la definizione che ne dà la Treccani. Soqquadro, un termine che nella grammatica italiana è documentato dal Cinquecento, indica, attraverso le due locuzioni ‘sotto’ e ‘quadro’, i muri che non sono ad angolo retto.

Pareti fuori squadra, linee che fuggono dalla tranquilla sicurezza dell’angolo retto per rompere il prevedibile. È il trionfo del mondo sottosopra, quello in cui regna il cambiamento. In tempi che noi non abbiamo conosciuto ma i nostri nonni sì è stata la guerra. E in alcuni posti di questa sfera chiamata Terra è ancora così. Altre volte è la rottura di un lavoro, un amore, la malattia: il cambiamento è uno schianto improvviso che lascia senza fiato e sovverte l’abitudine, rovescia il noto che ci fa sentire al caldo, protetti dalle nostre certezze. Capovolge e ci sciacqua come stracci da strizzare. Sciaf sciaf, su e giù nel flusso della vita che scorre incessante.

L’elettrocardiogramma del cambiamento è pura elettricità. La verità è che non è mai facile, perché di fronte a ciò che non conosciamo abbiamo tutti paura. È un terrore atavico, scorre dentro il sangue dalle notti preistoriche quando nel buio si nascondevano pericoli indicibili. Secolo dopo secolo alla fine ce l’abbiamo fatta, faticosamente  siamo riusciti ad addomesticare il buio, eppure questo terrore ancestrale rimane un palpito segreto dell’anima, sospiro improvviso, cuore in gola senza un perché.

Il cambiamento è uno spartiacque: è la linea che segna un confine, perché spesso, quasi sempre, è il momento della scelta. È una porta che si apre, o meglio, che possiamo decidere di aprire ed è allora, nell’istante fatale in cui facciamo scattare la serratura con un giro di chiave, che iniziano ad accadere le cose.

Una cosa è certa. Più lo sperimento più mi rendo conto che non c’è un momento giusto per il cambiamento. Esiste il momento in cui senti che affondi, l’acqua entra in gola e poi all’improvviso scopri che puoi nuotare e inizi a muovere le braccia. L’arte di stare a galla è fatta della pulsione atavica alla sopravvivenza insieme al coraggio che ci decidiamo a tirar fuori dal buio dell’anima. È una filosofia di vita, un’attitudine: bisogna osare perché non si è mai abbastanza pronti per il grande salto, semplicemente si sceglie di farlo.

Anche la porta della fotografia qui sopra rappresenta un cambiamento. È l’ingresso di una vecchia casa di montagna nel cuore dell’Appennino modenese: potrebbe essere ovunque e invece per tante ragioni non può essere altro che qui, in questo angolo verde di mondo. Questa soglia, un’altra bella parola che dà l’idea di un confine fisico e simbolico, è stata l’inizio della nostra nuova avventura e qui ti racconto com’è andata.

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